Presso la Facoltà di Lettere dell’Università Sapienza di Roma si è tenuta un’assemblea informativa organizzata congiuntamente da ADI – Associazione Dottorandi e Dottori di ricerca Italiani, FLC CGIL e LINK – Coordinamento universitario al fine di illustrare il nuovo concorso-corso per l’accesso all’insegnamento alla scuola pubblica (FIT). All’evento hanno partecipato anche la Prorettrice per il Diritto allo studio, Prof.ssa Pascucci, e la delegata del Rettore per la Formazione insegnanti, Prof.ssa Tatti, che hanno illustrato le linee generali del Regolamento che sarà presentato al Senato accademico di Sapienza martedì 10 ottobre.

 Centinaia gli studenti, dottorandi, dottori di ricerca e lavoratori precari della scuola che sono intervenuti all’assemblea. Le numerose domande e richieste pervenute sono state raccolte da ADI, FLC CGIL e LINK, che hanno poi elaborato una serie di proposte al fine di contribuire attivamente alla formulazione di un regolamento che sia più vicino possibile alle esigenze dei colleghi che rappresentiamo.

In particolare abbiamo sollevato delle osservazioni sui seguenti punti:

  1. riconoscimento CFU già acquisiti, auspicando la più ampia garanzia di riconoscimento dei crediti sostenuti negli SSD necessari per accedere al concorso nella fase transitoria.
  2. Fasciazione ISEE-U, che a nostro avviso dovrebbe essere fortemente progressiva, in modo simile a quella adottata dall’Università di Pisa, al fine di garantire l’accesso a questi insegnamenti al maggior numero possibile di laureati Sapienza e di altri atenei. Al momento, la proposta ipotizzata dall’ateneo prevede gratuità al di sotto del limite di 13.000 euro di ISEE-U, mentre tutti coloro che superano questo limite sarebbero tenuti a pagare 100 euro per ogni corso singolo.
  3. Gratuità per studenti, dottorandi e assegnisti in servizio presso Sapienza. La bozza del regolamento presentata davanti all’assemblea prevede infatti l’accesso gratuito ai corsi per gli studenti iscritti, senza menzionare i dottorandi, che in questo caso sono equiparabili agli studenti, e senza nominare la categoria degli assegnisti. Chiediamo dunque che il regolamento indichi esplicitamente i dottorandi quali beneficiari del regime di gratuità, e che sia garantito l'accesso gratuito ai corsi anche agli assegnisti in servizio presso il nostro ateneo: riteniamo necessario riconoscere al più ampio numero possibile di soggetti qualificati condizioni che favoriscano l’accesso all’insegnamento nella scuola pubblica, in particolare nell’ottica della valorizzazione del dottorato al di fuori dell’accademia.
  4. Possibilità per i dottori di ricerca di iscriversi ai corsi gratuitamente entro un tempo stabilito a partire dal conseguimento del titolo. Il Decreto ministeriale prevede infatti per gli studenti laureandi la possibilità di aumentare di un semestre della durata normale del corso di studio; tale opzione tuttavia non risulta valida per i dottorandi, che secondo il Regolamento di Sapienza sono tenuti a consegnare la tesi tassativamente entro il 31 ottobre. Abbiamo dunque chiesto che sia prevista una finestra temporale, che vada da un minimo di 6 mesi ad un massimo di 2 anni a partire dalla data di conseguimento del titolo di dottorato di ricerca, in cui si preveda la possibilità per i dottori di ricerca di conseguire i 24 CFU con il medesimo regime di gratuità di cui godrebbero da iscritti. I dottorandi infatti hanno scadenze tassative non prorogabili per il conseguimento del titolo e vista la contingentazione dei tempi necessaria per la conclusione della ricerca di dottorato in soli tre anni, risulta evidente che questa categoria avrà maggiori difficoltà nel conseguire i 24 CFU durante i tre anni di dottorato e che, allo stato attuale della bozza di regolamento, si troverà dunque privata del beneficio riconosciuto agli studenti.
  5. Corsi impartiti per via non telematica: abbiamo richiesto che i corsi impartiti tramite lezione frontale tradizionale siano pianificati in orari pomeridiani, al fine di permettere la più ampia partecipazione possibile ai laureati lavoratori che non vorranno o non potranno iscriversi al Master, scegliendo invece di seguire i corsi singoli.
  6. Master di I livello: Sapienza ha ipotizzato di attivare un Master di I livello dalla durata annuale al costo di 600 euro. Abbiamo chiesto maggiori informazioni su questa modalità di conseguimento dei CFU, che ci lascia perplessi su diversi aspetti, a partire dal fatto che il costo previsto supera la soglia massima di 500 euro imposta dal Ministero.

Il documento contenente le nostre proposte è stato inviato alla Prorettrice Pascucci e alla Prof.ssa Tatti congiuntamente alla richiesta di un incontro per discutere la bozza del regolamento prima della riunione del Senato accademico di martedì 10 ottobre.

Sapienza ha già mostrato più volte di essere attenta alle esigenze degli studenti e dei giovani ricercatori, attenzione dimostrata, ad esempio, dalla scelta di non imporre tasse ai dottorandi borsisti, diversamente da numerosi altri Atenei italiani. Auspichiamo dunque che anche questa volta l’Ateneo si mostri aperto al dialogo e valorizzi il nostro impegno per un’Università migliore e più inclusiva.