La Corte di Giustizia europea, con la decisione che si allega, ha affermato che le disposizioni europee in materia di lavoro a tempo determinato non ostano con la normativa italiana in materia di ricostruzione di carriera che prevede che i periodi di servizio prestati a tempo determinato, ai fini dell’inquadramento retributivo del personale scolastico una volta immesso in ruolo, siano riconosciuti in misura integrale fino al quarto anno e poi, oltre tale limite, per i due terzi.

 In altre parole, secondo i giudici europei è legittima e non viola il principio di non discriminazione tra personale di ruolo e personale assunto a tempo determinato la norma italiana che, ai fini della ricostruzione di carriera, prevede la riduzione di un terzo dei servizi svolti da precario.


Tale decisione, che giunge piuttosto inattesa anche alla luce di numerose sentenze di segno diverso emesse dai giudici nazionali, comunque non nega la ricostruzione di carriera dei lavoratori precari della scuola, bensì si limita a stabilire la legittimità della normativa attualmente applicabile con solo riferimento alla modalità di calcolo dei servizi pre-ruolo.

  Sentenza Corte di Giustizia del 20 settembre 2018