In attuazione alle disposizioni normative, le scuole svolgono dei corsi di formazione strutturati sia sulla sicurezza sia sulla protezione dei dati personali.

Sulla sicurezza il dirigente scolastico è tenuto ad assicurare specifica formazione a tutte le figure che operano nell’istituto: non è prevista alcuna deroga, non è possibile opporre rifiuto e, secondo la legge, deve avvenire durante l’orario di lavoro.

 

Per i docenti tali ore vanno necessariamente programmate nel piano annuale deliberato dal collegio e conteggiate nelle 40 + 40 ore di attività funzionali all’insegnamento: se aggiuntive o non inserite in tale piano, oppure risultanti in eccesso rispetto al computo, devono essere retribuite secondo la prevista tabella. In questo senso si sono espressi numerosi tribunali e perfino la Corte di Appello.

Per quanto riguarda il corso sulla privacy, la nuova disciplina prevede specifici adempimenti dell’amministrazione, che dovrà individuare, tra il personale, i designati come responsabili della protezione dei dati.

Non si tratta, quindi, in questa fase di avvio del Regolamento europeo di “formare” tutti i lavoratori bensì di adeguare l’organizzazione interna secondo precise funzioni e procedure, i cui destinatari saranno istruiti in quanto “titolari del trattamento”. In piena autonomia le scuole possono deliberare azioni più estese di partecipazione, ma in linea con quanto sopra esposto e nel pieno rispetto del disposto normativo e contrattuale. Le attività di formazione si svolgono in orario di servizio e se eccedenti vanno recuperate/compensate (per il personale Ata) e compensate (al personale docente) se eccedenti le 40 ore.

A livello di istituzione scolastica la formazione è oggetto di contrattazione nel caso della di ripartizione delle risorse (art. 22 lettera c7) e di confronto per quel che riguarda i criteri di fruizione dei permessi per l’aggiornamento (art. art. 22 lettera b3).

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