L'INPS con una sua nota emanata il 9 ottobre ha inteso precisare che la quarantena non è da intendersi come malattia con i conseguenti benefici riconosciuta ad essa.

Dunque, in caso di isolamento domiciliare non vi è sempre il diritto dei lavoratori rispetto alla tutela previdenziale della malattia a carico dell’Istituto, con conseguente riconoscimento o meno del’indennità economica, comprensiva di contribuzione figurativa, e l’eventuale integrazione retributiva dovuta dal datore di lavoro.

Solo in presenza di un provvedimento della Asl, del medico generale o di quello dell’ospedale il soggetto messo in quarantena si vedrà riconosciuta la tutela della malattia.

Se il provvedimento è deciso ad un organismo pubblico (Regione, comune ,...) il diritto alla malattia non è riconosciuto.

Per il "lavoratore fragile" non è  possibile ricorrere alla tutela previdenziale della malattia nei casi in cui il lavoratore in quarantena (o in sorveglianza precauzionale) perché soggetto fragile continui a svolgere, sulla base degli accordi con il proprio datore di lavoro, l’attività lavorativa presso il proprio domicilio, nei modi alternativi alla presenza in ufficio già previsti.

In caso di malattia conclamata, con il lavoratore temporaneamente incapace al lavoro, spiega ancora l’Inps, viene assicurato «il diritto ad accedere alla corrispondente prestazione previdenziale, compensativa della perdita di guadagno».

pdf INPS Messaggio numero 3653 del 09 10 2020 (108 KB)