da Money.it

di Simone Micocci

Tamponi e mascherine sono diventati ormai parte del bilancio familiare, ragione per cui le famiglie cominciano a chiedersi se esistono delle possibilità per ottenere il rimborso per i costi sostenuti. Si pensi, ad esempio, a quei genitori che acquistano ogni giorno delle mascherine FFP2 ai propri figli, come pure ai non vaccinati che periodicamente hanno dovuto sottoporsi a tampone per poter andare al lavoro.

C’è la possibilità di recuperare un tale costo? Il momento giusto è sicuramente la prossima dichiarazione dei redditi 2022, quando sarà possibile beneficiare delle agevolazioni fiscali per poter recuperare - anche solo in parte - il costo sostenuto nell’ultimo anno per test, tamponi e mascherine.

Va detto, però, che per recuperare un tale costo ci sono delle regole da seguire; vediamo come funziona il rimborso e quali caratteristiche devono avere mascherine e tamponi per averne diritto.

Nella maggior parte dei casi tamponi, test e mascherine rientrano tra le spese sanitarie per le quali si ha diritto ogni anno a all’apposita detrazione IRPEF. In sede di dichiarazione dei redditi, quindi, è possibile indicare le spese sostenute così da poter beneficiare eventualmente di un rimborso.

Nel dettaglio, la detrazione per le spese sanitarie è del 19%, calcolato su un importo superiore ai 129,11€ e su un massimo di 1.000,00€.

Per calcolare la detrazione spettante, quindi, basta utilizzare la seguente formula:

(SPESE SOSTENUTE - 129,11) *19/100

Dove le spese sostenute non possono comunque essere superiori ai 1.000,00€.

Qual è dunque l’importo massimo che si può ottenere a titolo di rimborso? Sostituendo il valore 1.000,00€ alle spese sostenute, sottraendone il valore della franchigia e calcolando il 19% del risultato ottenuto, ne consegue un rimborso massimo di 165,47€, cifra da portare in detrazione con la dichiarazione dei redditi.

Attenzione: per poter usufruire della suddetta detrazione bisogna che le spese dichiarate vengano documentate da apposita documentazione. Sono considerati dei “giustificativi” validi gli scontrini parlanti, le fatture e le ricevute fiscali