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La legge ha previsto delle cause di esonero dall’obbligo di reperibilità sia per il lavoratore del comparto privato che per quello pubblico. Queste cause – per lo più sono collegate a malattie gravi che richiedono interventi medici e cure costanti in ospedale – sono diverse a seconda che si tratti di lavoratori pubblici o privati (le elencheremo a breve).

 Esenzioni dalla reperibilità per i lavoratori pubblici

Le esenzioni per i pubblici dipendenti riguardano i seguenti casi:

  • patologie gravi che richiedono terapie salvavita;
  • causa di servizio riconosciuta che abbia dato luogo all’ascrivibilità della menomazione unica o plurima alle prime tre categorie della Tabella A allegata al decreto del Presidente della Repubblica 30 dicembre 1981, n. 834, ovvero a patologie rientranti nella Tabella E del medesimo decreto;
  • eventi determinati da infortunio sul lavoro o malattia professionale (anche quando sia ancora in corso la relativa istruttoria): in tale ipotesi non possono essere disposte visite di controllo da parte dell’Inps per non interferire nell’attività di competenza esclusiva dell’Inail in materia;
  • stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta, pari o superiore al 67% (vedremo a breve quali sono).

Quali sono gli stati patologici per situazioni di invalidità pari o superiore al 67%? 

La circolare dell’Inps del 2016 [2] ha indicato quali sono gli «stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta, pari o superiore al 67%» che consentono di ottenere l’esonero dalla visita fiscale ossia di non dover rispettare la reperibilità. Tali malattie sono:

  • Sindromi vascolari acute con interessamento sistemico;
  • Emorragie severe/infarti d’organo;
  • Coagulazione intravascolare disseminata e condizioni di shock, stati vegetativi di qualsiasi etiologia;
  • Insufficienza renale acuta;
  • Insufficienza respiratoria acuta anche su base infettiva (polmoniti e broncopolmoniti severe, ascesso polmonare, sovrainfezioni di bronchiectasie congenite, fibrosi cistica);
  • Insufficienza miocardica acuta su base elettrica (gravi aritmie acute), ischemica (infarto acuto), meccanica (defaillance acuta di pompa) e versamenti pericardici;
  • Cirrosi epatica nelle fasi di scompenso acuto;
  • Gravi infezioni sistemiche fra cui AIDS conclamato;
  • Intossicazioni acute ad interessamento sistemico anche di natura professionale o infortunistica non INAIL (arsenico, cianuro, acquaragia, ammoniaca, insetticidi, farmaci, monossido di carbonio, ecc.);
  • Ipertensione liquorale endocranica acuta;
  • Malattie dismetaboliche in fase di scompenso acuto;
  • Malattie psichiatriche in fase di scompenso acuto e/o in TSO;
  • Neoplasie maligne in: 1) trattamento chirurgico e neoadiuvante; 2) chemioterapico antiblastico e/o sue complicanze; 3) trattamento radioterapico;
  • Sindrome maligna da neurolettici;
  • Trapianti di organi vitali;
  • Altre malattie acute con compromissione sistemica (a tipo pancreatite, mediastinite, encefalite, meningite, ecc.) per il solo periodo convalescenziale;
  • Quadri sindromici a compromissione severa sistemica secondari a terapie o trattamenti diversi (a tipo trattamento interferonico, trasfusionale)
     

Ci può essere la visita fiscale per chi è esonerato dalla reperibilità?

Veniamo ora al punto nodale della questione da cui siamo partiti: nonostante l’esonero dalla reperibilità indicato nel certificato del medico curante, l’Inps può inviare ugualmente un controllo? La risposta è sì. Difatti, una cosa è la reperibilità, un’altra la visita fiscale. Il dipendente può sì uscire di casa (e pertanto non deve essere reperibile), ma eventuali controlli concordati sono comunque possibili. È bene sapere, quindi, che può essere disposta comunque una visita di controllo previo appuntamento. E la ragione è molto semplice: l’Inps deve essere posto nelle condizioni di verificare l’effettività della malattia e l’attendibilità del certificato medico.

Pertanto – conclude l’Inps nella recente nota [1] – i datori di lavoro hanno comunque la possibilità (indicata nella circolare del 2016 [2]) di chiedere un controllo anche per i dipendenti esenti dalla reperibilità, richiesta che deve essere comunque valutata dal personale Inps.

Qualsiasi eventuale annotazione nelle note di diagnosi della dizione “Codice E” non può evidentemente produrre alcun effetto di esonero né dal controllo né dalla reperibilità, rimanendo possibile la predisposizione di visite mediche di controllo domiciliare sia a cura dei datori di lavoro che d’ufficio