È illegittimo il diverso trattamento tributario - tra dipendenti pubblici e privati - previsto per il riscatto della posizione individuale maturata tra il 2007 e il 2017 nei fondi pensione negoziali. La precedente normativa penalizzava i dipendenti pubblici rispetto a quelli privati, adoperando una discriminazione che viola il principio dell’eguaglianza tributaria.
È quanto ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza n. 218/2019, affermando che anche ai dipendenti pubblici deve essere riconosciuto il regime agevolato entrato in vigore nel 2007 per i soli dipendenti privati. La Corte ha fatto leva sull’omogeneità del meccanismo di finanziamento della previdenza complementare sia nei fondi pensione negoziali dei dipendenti privati sia in quelli dei dipendenti pubblici: la duplicità del trattamento tributario del riscatto della posizione maturata non può essere giustificata né dalla diversa natura del rapporto di lavoro né dal fatto che l’accantonamento del TFR dei dipendenti pubblici è virtuale, in costanza di rapporto di lavoro. Ha quindi esteso anche ai dipendenti pubblici l’agevolazione già prevista per quelli privati con lo scopo di favorire lo sviluppo della previdenza complementare. In pratica risulta illegittima la tassazione al 23%, mentre è corretta al 15%: ciò vuol dire recuperare, da parte degli interessati, le differenze fiscali eccedenti la tasse pagate sul capitale percepito, come riconosciuto dalla sentenza della Corte Costituzionale. 
La vicenda quindi riguarda i nostri iscritti che hanno aderito ai due fondi negoziali, Perseo-Sirio ed Espero, che sono andati in pensione o che hanno chiesto il riscatto volontario della propria posizione. Da interlocuzioni avute con i vertici dei due Fondi ci risulta che coloro che hanno visto la propria posizione liquidata nel 2019 si vedranno restituire le differenze già in fase di certificazione dei redditi 2019. Per quello che riguarda i periodi precedenti, i Fondi stanno attendendo le istruzioni da parte della Agenzia delle Entrate sulle modalità con cui procedere, ma comunque risulta chiaro il diritto di recuperare quelle differenze.
A noi il compito insieme allo SPI, di informare gli iscritti alla CGIL di questa opportunità: una situazione che conferma la validità della continuità di iscrizione e la bontà nel nostro protocollo con SPI/INCA/CGIL, curare l'iscritto, sviluppare una cultura della previdenza. Nei prossimi giorni seguiranno istruzioni più precise.