dal Corriere.it

Circolare dell'INPS:

Disciplina del bonus per servizi di baby-sitting e perl’iscrizione ai centri estivi, ai servizi integrativiper l'infanzia

Risposte ad alcune domande:

 A chi spetta?

Moltissimi sono i genitori che in questi giorni stanno iscrivendo i figli ai centri estivi, vista la chiusura di tutte le scuole di ogni genere e grado da ormai quattro mesi. Il decreto Rilancio del governo ha messo a disposizione 1200 euro di bonus babysitter, utilizzabile anche per i campus estivi. Il bonus è rivolto a tutte le famiglie, anche affidatarie, con figli minori di 12 anni ma attenzione: il beneficio spetta a condizione che nel nucleo familiare non vi sia altro genitore beneficiario di strumenti di sostegno al reddito in caso di sospensione o cessazione dell’attività lavorativa (ad esempio, Naspi, Cigo, indennità di mobilità, ecc.) o altro genitore disoccupato o non lavoratore, con i quali, dunque, sussiste incompatibilità e divieto di cumulo. Ed è proprio qui che si insinua il problema che ha coinvolto in questi giorni moltissimi genitori: il bonus baby sitter è infatti incompatibile anche con il congedo parentale e seguendo alla lettera il testo del decreto bastava aver usufruito di un solo giorno di congedo durante l’emergenza sanitaria, per essere esclusi totalmente dal bonus.

Ho diritto al bonus se ho preso il congedo?

La circolare Inps è datata 17 giugno e spiega nel dettaglio la disciplina del bonus per servizi di baby-sitting e per l’iscrizione ai centri estivi. L’aspetto che più ha fatto discutere in questi mesi e ha scontentato le famiglie è stata la cosiddetta «alternatività»: in pratica, fino ad ora, i bonus baby sitter erano previsti in alternativa al congedo parentale Covid con retribuzione al 50%. Alcuni genitori si erano ritrovati di fatto esclusi anche solo per pochi giorni di congedo usufruiti ma ora l’Inps precisa che il bonus non spetta solo in caso il congedo COVID sia stato preso per un periodo superiore ai 15 giorni. Nel caso invece il congedo Covid sia stato inferiore ai 15 giorni, il bonus spetta per metà. Quindi 600 o 1000 euro a seconda delle categoria di appartenenza (alcuni professionisti, come quelli appartenenti al personale sanitario, hanno diritto in totale a 2000 euro). Chi non ha usufruito di nessun altro strumento di aiuto avrà accesso invece al bonus baby sitter integrale pari a 1.200 o 2000 euro.

E se ho più figli a quanto ho diritto?

Nell’ipotesi in cui, all’interno del medesimo nucleo familiare, siano presenti più soggetti minori con età entro i limiti previsti dalla norma, sarà possibile — spiega l’Inps — «percepire il bonus anche relativamente a tutti i minori presenti, formulando più domande». Ma in ogni caso, non potrà essere superato l’importo complessivo spettante per il nucleo familiare e, dunque ad esempio in una famiglia con due figli minori di dodici anni, il lavoratore dipendente privato indicherà nella nuova domanda che sarà presentata all’INPS 300 o 600 euro per ciascun minore a seconda dei casi

Ho diritto al bonus se in cassa integrazione?

La circolare ribadisce «che i bonus non possono essere fruiti se l’altro genitore è a sua volta in congedo Covid, disoccupato o non lavoratore, se percettore al momento della domanda di qualsiasi beneficio di sostegno al reddito per sospensione o cessazione dell’attività lavorativa, quale ad esempio, NASpI, cassa integrazione ordinaria, straordinaria o in deroga, ecc». Ma in casso di cassa integrazione ad ore, ad esempio, l’incompatibilità opera solo nei casi e limitatamente ai giorni di sospensione dell’attività lavorativa per l’intera giornata

I nonni possono essere considerati baby sitter?

Per il bonus baby sitting Covid, l’Inps chiarisce la non applicabilità «del principio di carattere generale della presunzione di gratuità delle prestazioni di lavoro rese in ambito familiare, salvo si tratti di familiari conviventi con il richiedente e, ovviamente, di soggetti titolari della responsabilità genitoriale (genitore, anche se non convivente, separato/divorziato)». In caso di convivenza, pertanto, i familiari sono esclusi dal novero dei soggetti ammessi a svolgere prestazioni di lavoro come baby-sitting remunerate mediante il bonus in argomento. Ma nel caso di nonni, ad esempio, che vivono e sono residenti in un altro comune rispetto a quello della famiglia richiedente, chiarisce l’Inps, si può chiedere il bonus anche per loro.