da RSI.ch

di Vincenzo Galasso

Sono tante le persone che aspettano con ansia il momento del pensionamento. Alcuni lo vedono come l’inizio del meritato riposo, dopo una vita di duro lavoro. Per altri, ma sarebbe meglio dire altre, è solo la continuazione del lavoro, che si sposta da lavoro retribuito fuori di casa a lavoro di cura per familiari anziani o nipotini.

 

Il pensionamento è sicuramente un passaggio importante nella vita di tutti i lavoratori. Ed alcuni studi si sono chiesti qual è l’impatto del pensionamento sulla salute dei lavoratori. Insomma andare in pensione ci fa bene o ci fa male? La domanda è semplice. La risposta esatta molto meno. Immaginatevi di confrontare le persone che vanno in pensione prima, ad esempio appena possono, con quelle che invece rimangono a lavorare più a lungo. E di scoprire che gli anziani che lavorano, pur potendo andare in pensione, godono di migliore salute dei pensionati. Possiamo concludere che andare in pensione fa male alla salute?

Ovviamente no! Molto probabilmente, questa correlazione tra pensionamento e cattiva salute è dovuta ad un effetto di selezione. Lo avete sicuramente intuito: è soprattutto chi già non godeva di buona salute a decidere di usufruire subito del pensionamento.

Per arrivare ad una risposta più precisa dobbiamo confrontare persone che hanno caratteristiche demografiche simili – mi riferisco ad età, sesso, istruzione – ma a cui è stato concesso di andare in pensione con modalità diverse. È ciò che accade ogni qual volta una riforma delle pensioni modifica i requisiti di età anagrafica per l’accesso alla pensione. I tanti studi che analizzano gli effetti delle riforme delle pensioni suggeriscono risultati interessanti.

Come è facile intuire, andare in pensione tende a migliorare lo stato di salute fisico, soprattutto di chi era occupato in mansioni gravose. Chi era occupato in altre mansioni, fisicamente meno gravose, magari più sedentarie, invece ci guadagna meno in salute dal pensionamento. Anzi, se consideriamo alcuni parametri cognitivi, troviamo che andare in pensione più addirittura farci male. Alcuni aspetti cognitivi, quali la memoria, l’abilità verbale, e finanche la logica, si deteriorano più velocemente quando si è in pensione, che se si lavora. Sembra essere un problema di incentivi: il lavoro ci costringe a tenere il cervello allenato.

Ancora più interessanti sono i risultati di un recente studio che analizza gli effetti degli aumenti dell’età di pensionamento sulle persone che sono ancora troppo giovani per poter andare in pensione. Ebbene i quarantenni italiani, a cui una serie di riforme previdenziali ha spostato in avanti l’età di pensionamento, sembrano reagire adottando stili di vita più salutari: fumano meno, bevono meno, fanno più moto. Dal 2021 l’età di pensionamento in Italia sarà almeno di 67 anni, e secondo le previsioni continuerà a crescere. Ma evidentemente i quarantenni vedono il bicchiere mezzo pieno. Anziché disperarsi, si stanno attrezzando per arrivare al pensionamento ed in buona salute.