da Corriere.it

di Orsola Riva

Vietare per legge l’uso dei cellulari a scuola? A riaprire il dibattito sono due proposte, una della leghista Giorgia Latini, l’altra dell’ex ministra dell’Istruzione Maria Stella Gelmini - governo e opposizione - che potrebbero andare a integrare il disegno di legge sull’introduzione dell’educazione civica a scuola il cui iter parlamentare è appena partito. «Per come la vedo io - dice il leghista Massimiliano Capitanio, primo firmatario del testo guida della legge sull’educazione civica - dovrebbe essere una norma di buon senso tenere lo smartphone spento. Un po’ come uno non tiene il casco in testa. Purtroppo però assistiamo continuamente alla diffusione di video registrati di nascosto a danno di compagni e docenti».

 

Di qui l’ipotesi di vietarlo per legge. «Il cammino è ancora lungo - spiega - e non è detto che si renda necessario mettere per iscritto il no al telefonino. Una cosa è certa: se lo si vieta, le regole dovranno essere uguali per tutti, professori inclusi».

 Apocalittici e digitali

Intanto si è riaccesa l’eterna sfida fra apocalittici e digitali. Con il ministro Marco Bussetti che è intervenuto in difesa dei dispositivi digitali «come strumento fondamentale per la didattica» e il Codacons che gli ha ricordato la recente sentenza del Tar del Lazio che impone al governo di avviare entro sei mesi una campagna di sensibilizzazione sui rischi per la salute legati allo smartphone. Perfino Vittorio Sgarbi si è fatto sentire bollando la proposta come «retrograda». Di certo rappresenterebbe una netta inversione di rotta rispetto al «decalogo per un uso consapevole del digitale in classe» voluto appena un anno fa dall’ex ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli: un superamento di fatto della circolare Fioroni che dal 2007 vietava l’uso dei cellulari in classe. Ora si vorrebbe invece bandirli addirittura per legge, come ha fatto a giugno scorso la Francia di Macron vietandoli anche nei corridoi e durante la ricreazione. Con pure tutto «un repertorio di sanzioni volte a garantire, con il massimo rigore, l’effettivo rispetto delle regole» (Latini): dal sequestro temporaneo del telefono a percorsi rieducativi tipo pulizia delle aule. Capitanio però frena e spiega che quella della collega è «solo un’ipotesi»: il progetto è pronto ma non è stato ancora nemmeno depositato. Diverso è il caso della proposta della Gelmini che è già stata accorpata al disegno di legge. Prevede il divieto di utilizzo dei telefoni all’interno delle scuole, ma delega ai singoli istituti di fissare «condizioni, casi e luoghi in cui l’utilizzazione dei telefoni mobili e degli altri dispositivi di comunicazione elettronica è consentito per finalità didattiche o per esigenze indifferibili degli alunni».

Esperti divisi

E gli esperti che dicono? Favorevole il pedagogista Raffaele Mantegazza: «Imporre il divieto per legge è un modo per mandare un messaggio forte anche ai genitori che, quando i docenti sequestrano il telefono al figlio, invece di rimproverarlo aggrediscono i prof». Secondo Mantegazza ormai la scuola da sola non ce la fa più a relazionarsi con le famiglie. «A me i divieti non piacciono ma mettere il cellulare in cartella è un’assurdità. Si può portarlo solo quando richiesto dal prof, un po’ come la riga a T per il disegno tecnico o il vocabolario di latino per la versione». Di diverso avviso Dianora Bardi, presidente di Impara Digitale: «Vietarlo non serve a nulla. Incentiva solo i ragazzi a mentire, consegnando al prof un vecchio cellulare per tenersi in tasca l’altro. Meglio puntare sull’educazione a un uso consapevole». La stessa Bardi però riconosce che «c’è stato un aumento esponenziale nell’uso e abuso dello smartphone. Anche da parte dei genitori che lo danno in mano ai figli a due anni e mezzo per poter cenare tranquilli al ristorante». Invece di vietarlo a scuola - dice Bardi - bisognerebbe lanciare un’enorme campagna di sensibilizzazione degli adulti: «Se mamma e papà stanno sempre attaccati al telefono, come possiamo pretendere che i figli se ne stacchino?».