da Corriere.it

di Luigi Ferrarella

Si possono leggere con gli occhiali delle cause civili i bisticci tra bambini a scuola? E, d’altra parte, se un bimbo si fa molto male in uno di questi giochi tra coetanei, a quali condizioni può scattare la responsabilità della scuola? Sono i temi di cui si è trovata protagonista la famiglia di un bambino di 7 anni fratturatosi il femore in una caduta provocatagli da un compagno di classe in cortile.

 

Con una particolarità: il fatto che i genitori hanno sommato, al danno del proprio figlio, anche la beffa di dover sborsare oltre 10 mila euro di spese di lite nella causa intentata al Ministero e persa in Tribunale e Appello.

Nella pausa mensa dei bambini di seconda elementare in una scuola primaria dell’hinterland, il 17 ottobre 2011 una sessantina di scolari giocano in cortile quando uno inizia a essere aggressivo con l’altro, finendo per sollevargli la gamba, farlo cadere e cadergli lui stesso sopra: il risultato è che il bambino vittima degli spintoni e dello sgambetto riporta una frattura scomposta del femore che comporta poi una operazione, 100 giorni di riabilitazione e l’8,5% di invalidità.

I suoi genitori, allora, con l’avvocato Alessandra Busà fanno causa per 32 mila euro di danni al Ministero dell’Istruzione (che a sua volta chiama in causa le due proprie assicurazioni) perché ravvisano la responsabilità dell’insegnante che non avrebbe ben vigilato sui bambini. Ma il Ministero replica con argomenti che convincono la giudice civile Rossella Filippi: il cortile rettangolare non presentava profili di pericolosità, erano presenti tre maestre, e la dinamica della caduta era stata così rapida da non poter essere prevenuta dalle insegnanti. Da qui il rigetto della causa e l’accollo ai genitori di spese di lite per 3 mila euro al Ministero e 3 mila alle assicurazioni.

I genitori propongono appello, valorizzando una parte della deposizione di una maestra laddove accenna che l’altra maestra fosse «in una posizione dalla quale non vedeva una parte del cortile»: dunque non è vero, argomentano, che il cortile non presentasse punti ciechi pericolosi, nè è vero che il gioco dei bimbi fosse efficacemente sorvegliato. Ma anche per la Corte d’Appello (Vigorelli-Colombo-Maddaloni), che nel dar torto ai genitori fissa a loro carico 4.515 euro di spese di lite, «il livello di sorveglianza era adeguato al numero degli alunni (una maestra ogni 20); il cortile era privo d specifici elementi di pericolo; e la repentinità con la quale il fatto si era compiuto lo aveva reso imprevedibile e inevitabile anche con l’adeguata attività di diligenza che pure era in atto». Era «pertanto ascrivile al caso fortuito»: tanto più in «un’attività ludico-ricreativa durante la quale i minori sono liberi di relazionarsi con i coetanei in un momento fondamentale per la loro crescita e maturazione psicologica».