da Corriere.it

di Domenico Lacquaniti

Anche l’istruzione dei figli può far risparmiare sulla tasse da pagare. Gli sconti previsti variano a seconda del ciclo di studi e anche dalla tipologia di scuola frequentata (pubblica o privata).
Confermato a 786 euro il tetto di spesa per la frequenza di corsi fino alla scuola media superiore.
I limiti di spesa per chi frequenta l’Università variano in base alla disciplina e alla regione dove si studia: si va da 1.500 a 3.700 euro.

 

Medie e superiori:

Per il 2018 il tetto detraibile è di 786 euro (l’anno scorso era a 717 euro e nel 2020 passerà a 800 euro) e comprende oltre alle tasse scolastiche:
1) le spese per il servizio di trasporto scolastico, considerato alternativo al trasporto pubblico locale per il quale, proprio dal 2018, è possibile detrarre la spesa per l’acquisto dell’abbonamento;
2) l’importo speso per la refezione scolastica, anche quando il servizio è reso tramite il Comune o altri soggetti terzi rispetto alla scuola, non ritenendo necessario che sia deliberato dagli organi di istituto;
3) benché forniti in orario extrascolastico, i servizi scolastici integrativi quali il pre-scuola, il dopo scuola e l’assistenza al pasto;
4) le spese per viaggi d’istruzione (gite scolastiche), per l’assicurazione della scuola e tutta la vasta gamma di attività finalizzate all’ampliamento dell’offerta formativa e deliberate dagli organi d’istituto (corsi di teatro, di lingue straniere o altro, anche se svolti fuori dell’orario scolastico e senza obbligo di frequenza).

La detrazione degli importi versati a titolo di contributi volontari - finalizzati all’innovazione tecnologica (esempio acquisto di cartucce per stampanti), all’edilizia scolastica (pagamento di piccoli e urgenti interventi di manutenzione) e all’ampliamento dell’offerta formativa (ad esempio l’acquisto di fotocopie per utilizzo scolastico) spetta nella misura del 19% e senza alcun limite massimo di spesa ma deve considerarsi assolutamente alternativa a quella spettante per le spese di frequenza detraibili entro il limite di 786 euro. In definitiva, una esclude l’altra.

Università

È possibile detrarre dall’Irpef - sempre nella misura del 19% - l’intera spesa sostenuta per la frequenza delle università statali.
Per quelle non statali (comprese quelle telematiche, oggetto di massiccia adesione negli ultimi anni), l’ammontare detraibile è determinato nella misura massima stabilita annualmente per ciascuna facoltà con decreto del ministero dell’Istruzione, tenendo conto degli importi medi delle tasse e dei contributi dovuti alle università statali.
Gli importi massimi detraibili per l’anno d’imposta 2018 sono indicati in tabella e variano per area disciplinare e in base alla regione in cui ha sede il corso di studio.
Nel tetto rientrano le spese per l’iscrizione e la frequenza di corsi di istruzione universitaria, tenuti presso istituti italiani o stranieri, pubblici o privati, presso i conservatori e gli istituti musicali pareggiati e le università telematiche.

area disciplinare      nord    centro    sud e isole   
medica   3700    2900     1800  
sanitaria   2600    2200     1600  
scientifico-tecnologica         3500    2400     1600  
umanistica   2800    2300    1500  

Sono detraibili le spese per la partecipazione alle prove di accesso ai corsi a numero chiuso, i test.