da Repubblica.it

di Ottavia Giustetti

«Il nonno mi ha violentata da quando ero piccola » ha scritto su un foglietto e l’ha consegnato, firmato, all’insegnante di lettere. Custodiva il penoso segreto da sei anni quando, finalmente libera dalla convivenza con quell’uomo, si è decisa a confessare le sue sofferenze.

 

Fin da quando era una bambina di otto anni era stata costretta a subire le violenze del compagno della nonna. Violenze sessuali e attenzioni morbose per intere estati quando i genitori l’affidavano a loro per le vacanze; fatti che ha avuto il coraggio di denunciare solo quando la nonna e il compagno si sono lasciati. Dopodiché è accaduto l’incredibile: tutto è stato “ dimenticato” per un anno.

L’insegnante ha parlato immediatamente con la preside e i genitori; ha consegnato alla dirigente scolastica il biglietto, ma la preside appartentemente senza motivo l’ha chiuso in un cassetto dove è rimasto per un anno intero. Nessuna denuncia, nessun intervento della magistratura, la ragazza ha partecipato a qualche incontro con la psicologa della scuola ma la macchina giudiziaria nei confronti dell’uomo non si è mai messa in moto. Fino a quando i genitori, che avevano condiviso con la scuola la drammatica rivelazione, non si sono allarmati e, chiedendo aggiornamenti, sono rimasti esterrefatti: solo in quel momento hanno saputo che il biglietto della bambina era in cassaforte da un anno e la scuola non aveva mai fatto denuncia.

« Eravamo convinti che la preside si fosse attivata con una denuncia formale, come era suo compito » hanno raccontato a quel punto all’avvocato Frediano Sanneris che ora li assiste nel processo. « E invece no, abbiamo dovuto raccogliere di nuovo, con grande difficoltà, il ricordo di nostra figlia che ci ha riferito di aver subito abusi da parte del compagno della nonna sin dalle elementari e fino alla seconda media » . Era il 14 maggio 2018. Un nuovo scandalo silenzioso travolse l’Istituto Albe Steiner dove la ragazza studiava, e già tristemente noto per il pestaggio del ragazzo disabile filmato dai ragazzi in classe e messo in rete. Perché a quel punto il pubblico ministero che indagava sulle violenze, Fabiola D’Errico, ha messo sotto inchiesta anche la preside Cristiana Casaburo per omissione d’atti d’ufficio. E il provveditorato agli studi ha immediatamente acconsentito al trasferimento come lei stessa aveva chiesto. Ora lei guida un’istituto artistico di un’altra regione ed in attesa del processo che inizierà a Torino il 23 gennaio 2020.

In un primo momento anche la nonna era stata indagata per concorso in violenza sessuale, ma poi le accuse nei suoi confronti sono state archiviate perché il pubblico ministero ha verificato che nulla sapeva la donna di quanto accadeva in quella casa di vacanza del compagno, dove portava la nipote anche per lunghi periodi e dove l’uomo, secondo la confessione della ragazza, la molestava continuamente e la costringeva ad atti sessuali quando non aveva ancora dieci anni.
La sera al buio davanti alla tv mentre la nonna dormiva, la mattina al risveglio prima che lei si alzasse, all’aperto mentre la bambina lo aiutava nei lavori in giardino. La ricostruzione lucida e consapevole è scritta nero su bianco dalla vittima ancora minorenne ma decisa a ottenere giustizia. E consegnata, questa volta dai genitori ai magistrati, dopo aver dovuto ripercorrere insieme alla ragazza quei drammatici ricordi. Anna (il nome è di fantasia) «sta completando gli studi superiori — hanno detto i genitori — ma è intenzionata a ottenere l’accertamento dei fatti » e inseme alla madre e al padre si è costituita parte civile.