da Latinaoggi.it

di Marianna Vicinanza

Stavolta hanno manifestato loro, e non i loro studenti, abituati ad affollare le piazze. Circa 700 presidi da tutta Italia con caschetti "simbolici" e striscioni si sono riuniti in piazza Bernardino da Feltre a Roma, a due passi dal Miur, per ribadire che servono scuole più sicure e per richiamare l'attenzione sulla grande responsabilità gestionale dei dirigenti scolastici davanti alla legge in senso penale, civile e patrimoniale, di quello che può accadere nelle strutture di proprietà di Comuni e Province.

 

Una protesta scatenata dalla condanna in Cassazione e dalla sospensione dallo stipendio di Franca Principe, dirigente dell'istituto Pisacane di Sapri. Un caso arrivato al terzo grado di giudizio che risale al 2011 quando un suo studente nei giorni degli orali della Maturità cadde da un lucernaio ferendosi gravemente. L'unica a subirne le conseguenze fu lei, non l'ente responsabile della manutenzione. Questo il punto sollevato dal presidio che ha manifestato portando a casa l'impegno del Miur di prendere a cuore questo problema e di prevedere un emendamento nella finanziaria per scuole più sicure.
Nutrita e motivata anche la delegazione di dirigenti scolastici partita da Latina, che annoverava, tra gli altri, Roberta Venditti dell'Istituto Frezzotti Corradini, Claudia Rossi dell'istituto Volta, Marina Palumbo dell'IC Don Milani, Elisabetta Burchietti dell'IC Tasso, Marina Aramini dell'Istituto di Borgo Faiti, Immacolata Picone dell'IC di Borgo Podgora, Laura Iuliano dell'IC di Borgo Sabotino e Viviana Bombonati del Cpia di Latina. Dalla provincia venivano invece, tra gli altri, Maurizio Trani del Bianchini di Terracina, Barbara Marini dell'Ic Montessori di Terracina, Giusi Di Cretico della Don Milani di Terracina, Laura De Angelis del Meucci di Aprilia, Loredana Mosillo dell'Ic di San Felice Circeo, Annamaria Totaro dell'Istituto Ramadù di Cisterna, Ugo Vitti del Rosselli di Aprilia e tanti colleghi provenienti anche dal sud pontino. I dirigenti contestano l'impossibilità di ottemperare ad obblighi di legge legati alla sicurezza e al DLGS 81/08, senza avere alcuna risorsa né di personale né economica in merito e rimanendo tuttavia responsabili in tutte le sedi di quello che può succedere ai loro alunni. "Non vogliamo essere vittime di strutture che non appartengono a noi – ci ha spiegato la dirigente Roberta Venditti - c'è una legge che va applicata, come presidi abbiamo l'obbligo di segnalare quello che non va, dopodiché la responsabilità ricade su Comuni e Provincie perché sono proprietari degli stabili. Ma se succede qualcosa ne rispondiamo noi. Ora basta fare i capri espiatori, l'inerzia degli enti locali ricade su di noi". Altra nota dolente è relativa alla vigilanza nelle scuole e a quello che può accadere con un numero inadeguato di collaboratori scolastici, come dimostra il recente caso dell'incidente di Milano con un alunno deceduto per le ferite riportate nella caduta dal vano della scala. L'organico dei collaboratori andrebbe assegnato tenendo conto non solo del numero degli alunni, come accade oggi, ma anche secondo la distribuzione degli spazi e dei plessi. Oggi i dirigenti scolastici hanno davanti una strada senza uscita: sono responsabili di strutture fatiscenti che non possono mettere a norma, non scelgono il personale e tuttavia rispondono penalmente e col proprio patrimonio di qualsiasi incidente avvenga al loro personale. Una situazione che, nelle nostre scuole "rattoppate" e sempre più precarie, non giova neanche alla sicurezza e alla tranquillità delle famiglie.