da Corriere.it

di Giovanna Maria Fagnani

I canali tradizionali li ha provati tutti: le graduatorie ad esaurimento, le graduatorie d’istituto e anche le «messe a disposizione», ovvero i curriculum degli aspiranti supplenti. Niente: i prof di matematica e di elettronica non si trovano. Allora Emanuele Contu, dirigente scolastico dell’Istituto professionale Puecher Olivetti di Rho, venerdì ha provato a cercarli con Whatsapp e su Facebook, dalla sua pagina personale.

 

L’offerta è buona: la cattedra piena (18 ore settimanali) fino a giugno di matematica (per cui vanno bene laureati in molte discipline, dall’informatica all’architettura) e poi quella di scienze e tecnologie elettriche ed elettroniche. In poche ore, alla casella Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. sono arrivate una decina di candidature.

Il Puecher Olivetti è nato dalla fusione di due storici istituti professionali. Oggi gli alunni sono 1.200, 180 gli insegnanti. Tanti gli indirizzi di studio: dal socio-sanitario al tecnico industriale. «Sembrerà una modalità di reclutamento bizzarra, ma c’è un’oggettiva difficoltà a trovare docenti su alcune classi di concorso», racconta il preside. Tra chi aveva già mandato il curriculum, nessuno era disponibile: avevano già trovato un lavoro o vivevano lontano. L’emergenza prof è scattata una settimana fa. Al momento la scuola sta coprendo le cattedre con supplenze interne. Il reclutamento tradizionale ha problemi che il preside evidenzia. «Il sistema delle graduatorie non funziona non solo perché non si coprono i posti, ma anche perché non assicura in alcun modo la qualità dell’insegnamento. Si accumula punteggio con l’anzianità e un ottimo insegnante finisce per avere lo stesso punteggio di uno mediocre. E poi è paradossale che siano i docenti a scegliere le scuole dove insegnare e non il contrario. Istituti come il nostro devono formare figure professionali adeguate al tessuto sociale del territorio. Ci vogliono insegnanti con determinate competenze, ma, non potendo sceglierli, dobbiamo farlo con quelli che le graduatorie mi consegnano: questo è un punto debole. Ad esempio, ora stiamo investendo più di 30 mila euro per un laboratorio di coding e vorrei docenti con competenze di robotica. Invece non so se arriveranno e non posso intervenire in alcun modo. Però, come dirigente, sono responsabile della qualità dell’insegnamento».

Contu non è il primo preside a rivolgersi a Facebook per trovare docenti: altri casi si sono registrati in Liguria e in Veneto. I sindacati sono critici sulla chiamata diretta, modalità che può essere seguita dopo che gli altri passaggi sono stati vagliati. «Il vero problema è che manca il patrimonio umano — commenta Massimiliano Sambruna, segretario generale della Cisl Scuola Milano —. Quest’anno avevamo 11.440 posti da immettere in ruolo e ne abbiamo coperti il 30%: prima vediamo di avere tutti i docenti, poi discutiamo delle graduatorie». Ma insegnare, a Milano, attrae sempre meno «per il salario e per l’impossibilità di fare carriera. Inoltre, c’è il rischio della precarietà a vita». Come introdurre avanzamenti di carriera? «Valorizzando economicamente figure che già ci sono: il vicepreside, il responsabile di plesso, le funzioni strumentali».